Franz Kafka|Lettera al padre

Addormentarsi e svegliarsi alla mattina con la pioggia che batte contro le finestre direi che accompagna il concetto di perfezione e spinge, quasi involotariamente, ad abbandonarsi di conseguenza ad un buon libro da compagnia.

Lettera al padre, Franz Kafka
Ogni libro racchiude una pagina, un paragrafo o una parola dedicata al nostro vissuto.

” Dalla tua poltrona dominavi il mondo. Solo il tuo punto di vista era giusto, ogni altro era demenziale, stravagante, folle, anormale. Nutrivi una tale fiducia in te stesso che non ti sentivi affatto in dovere di essere conseguente, ma non per questo cessavi di avere ragione. Poteva anche accadere che su un particolare problema tu non avessi alcuna opinione, e allora tutti i pareri possibili al riguardo dovevano essere sbagliati, senza eccezone. Ad esempio potevi parlare male dei cèchi, poi dei tedeschi, poi degli ebrei, e non solo per determinati aspetti ma, anche globalmente, e alla fine non si salvava nessuno all’infuori di te. Ai miei occhi assumevi l’aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero. Almeno cosi mi sembrava.”

 

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